lunedì 25 maggio 2009

LE MERAVIGLIE DEI PAMIR E LA DISCESA VERSO KASHGAR

Un volta superato il valico tra Pakistan e Cina sulla Karakorum Highway si scende a Tashkorgan, il primo paese di una certa importanza venendo dal passo Khunjerab. Infatti è qui che si fa il vero controllo polizia e dogana per l’ingresso in Cina. Si trova a più di 3000 metri d’altezza, con strade dritte alla cinese con tanti palazzi coperti di quelle piastrelline rettangolari bianche. È un posto desolante. Sarebbe un avamposto tagiko, anche se rimane in territorio cinese, ma sembra che ora siano in minoranza rispetto ai cinesi Han. Credo che la cittadina si ravvivi un po’ di sera, dopo il tramonto, dove si trovano locali a ‘luci rosse’. Ho sentito che le ragazze si offrono per 30 yuan. Personalmente non sono mai uscito di sera a Tashgorkan. A me sembra una cittadina fantasma. Ultimamente sono sorti edifici modernissimi come se Tashgorkan volesse gareggiare con Shanghai! Sembrano veramente fuori luogo e aumentano la sensazione di spettralità della cittadina.
Sulla collina c’è una fortezza. Rimangono praticamente solo le mura. Se la giornata è bella e limpida forse vale la pena salire per godere il panorama, altrimenti è meglio lasciar stare, perché durante il percorso verso Kashgar il paesaggio è talmente bello che non salire alla fortezza non toglie niente a quello che si vede lungo la strada. Comunque è sorprendente il contrasto tra il paesaggio maestoso dei Pamir e questa cittadina angosciante. L’albergo che normalmente viene assegnato ai turisti non è terribile e poi l’edificio è ricoperto di quei famosi petrini bianchi che danno una certa sicurezza, come se si fosse protetti dall’armata rossa! Certo la manutenzione è quasi inesistente, perciò perdite dai rubinetti, macchie sulla moquette, porte che chiudono male o che non chiudono sono all’ordine del giorno. D’altronde gli alberghi sono chiusi praticamente otto mesi all’anno!
Non è il caso di rimanere a Tashgorkan più di una notte. È consigliabile partire subito all’alba per Kashgar. Lungo la strada, nuvole permettendo, si vede un massiccio enorme, completamente bianco, che venendo dal sud sembra un enorme panettone o, più romanticamente, una grande e immensa cupola. È la vetta del Muztagh Ata (7546 m). La strada le gira intorno per arrivare infine al lago Karakul (lago nero). Il lago è diventato un luogo turistico gettonato da cinesi. È rovinato da un brutto ristorante vicino alle rive del lago e da un filare di yurte (alcune bruttissme), una specie di albergo, dove si può dormire. Si può noleggiare un cavallo e fare il giro del lago, almeno in parte.
Quando c’è il sole il lago ha un colore blu intenso e le montagne che si rispecchiano dentro formano un ‘quadro’ idilliaco, ma quando il cielo è coperto il lago diventa nero e minaccioso. Si rispecchia nel lago non soltanto il monte Muztagh Ata, ma anche il monte Kongurshan (7719). È una cosa da non credere, di una bellezza straordinaria. Le poche brutture del turismo che hanno preso forma sulle rive del lago (soltanto dalla parte della strada fortunatamente) spariscono, perché la maestosità del posto è talmente schiacciante che ti travolge. Certo se il cielo è coperto è meno spettacolare. In effetti, non sarebbe una cattiva idea dormire in yurta sul lago (soffrire una notte può essere benefico!). Normalmente al mattino presto il cielo è pulito e l’atmosfera tersa, il momento giusto per godere appieno il panorama.
Si prosegue per Kashgar e da un’ampia vallata la strada lentamente scende in mezzo ad uno stretto canyon con pareti rocciose di un color rosso acceso, che sembrano dipinte per quanto sono rosse. Ora i cinesi hanno costruito una nuova strada ma prima il percorso era assai arduo e difficile. In questa grande vallata tutti i corsi d’acqua che provengono dalle alte montagne formano mille rivoli e spesso la vecchia strada era sott’acqua. La discesa verso Kashgar è fenomenale perché i colori della roccia sono incredibili. Alcuni sono di un rosso intenso, quasi cremisi. Da Islamabad (Pakistan) a Kashgar (Cina) l’intero percorso è una specie di meraviglia. Credo che nessun percorso in tutto il mondo sia così bello come questo. Qualcuno mi potrebbe smentire e sarei lieto di ricevere le vostre indicazioni. Prima di arrivare a Kashgar s’incontrano diverse oasi formate da strade dritte fiancheggiate da filari di pioppi anche in doppia fila. Qui troviamo gli uiguri, l’etnia turcofana che costituisce una bella fetta della popolazione nella provincia autonoma del Xinjiang (Sinkiang).
Sono villaggi ridenti pieni di frutta nella stagione estiva, fatti di case basse che da fuori sembrano insignficanti ma dentro hanno un cortile interno con tralci di vite e giardini pieno di alberi da frutta, animali da soma, galline e tutto quello che occorre per vivere una vita ‘serena’.
Kashgar è molto lontana da Pechino e anche da Urumqi, la capitale della provincia. Le alte montagne impediscono un passaggio veloce verso la vicina repubblica Kirghisa e il Tajikistan ma dopo aver attraversato alti passi di montagna, strade interrotte da frane, corsi d’acqua che invadono la strada e pericoli vari, non sembra di essere in un posto così sperduto ma quasi in una metropoli! È strano come tutto sia relativo!
Vorrei lasciarvi con una descrizione di Kashgar dell’inizio del ventesimo secolo, quando si trovava al centro di un conflitto sottile tra russi e britannici per il controllo dell’area, il cosiddetto “Grande gioco”. La Sig.a Catherine Macartney, moglie dell’agente britannico George, trascorse 17 anni a Kashgar, e descrive nel suo libro ‘Chini Bagh, una lady inglese nel Turkestan cinese’, le sue esperienze. “È una fatica improba farsi strada fra la calca della gente, in parte a piedi e in parte su asini o cavalli così carichi di fieno che si vedono soltanto il naso e gli zoccoli”. In effetti quando c’è il mercato domenicale è ancora così ma oramai sono soprattutto le moto a intasare le strade più che i carretti!
Ancora oggi però, come ai tempi della Catherine, gridano “Posh, Posh!” (“Largo, largo!”).

1 commento:

Anonimo ha detto...

sono assolutamente d'accordo con te, circa la spettacolarità del tragitto, Islamabad-Khunierab Pass.
Oltre non sono andato, ma prima o poi ci andrò. Quindi, dopo questa conferma nessuno potrà smentirti circa la straordinaria bellezza della KKH e le sue montagne.