venerdì 3 luglio 2009

Da Kashgar a Turfan

Ritorniamo al nostro bellissimo viaggio da Islamabad (Pakistan) a Urumqi (Cina). Abbiamo già parlato ampiamente della parte pakistana e delle meraviglie del Karakoram. Siamo arrivati a Kashgar per agganciarci ad una delle diramazioni della via della seta. Potrebbe anche essere definita ‘”la via del buddhismo”, dove si è sviluppato il buddhismo proveniente dall’India. Quando si arriva a Kashgar dal Pakistan sembra di ritornare alla “civilità”.
Kashgar, che fu un importante nodo carovaniero sulla via della seta, è diventata una città modernissima. Anche il famoso mercato domenicale si è modernizzato e ha perso il suo fascino rispetto al passato. Ma esiste ancora la Kashgar contadina. Al centro, vicino alla grande moschea del venerdì, uscendo dalla ‘futuristica’ piazza, rimane un nucleo ‘vecchio’ con case fatte di fango seccate al sole. Ahimè, stanno scomparendo.Ci sono ancora i negozi artigianali dove tutto viene fatto a mano. Il governo ha costruito dei moderni condomini ma nessuno ci vuol andar a vivere. Non è vita per loro. Ma nella periferia, dove vivono i contadini, le case sono tradizionali con il cortile interno dove si trova il fico e la vigna e nel giardino ci sono tanti alberi da frutta e animali. Usano ancora il carro e i cavalli per recarsi nei campi.
Ma lasciamo Kashgar. Ne abbiamo parlato anche troppo nei precedenti racconti. Il percorso da Kashgar verso Turfan è oramai lungo una superstrada. Si viaggia veloce anche se ora ci sono tanti divieti di velocità. La polizia stradale è sempre in agguato. Per vedere le famose grotte buddhiste lungo la via della seta bisogna fare centinaia e centinaia di chilometri. La prima tappa è lunga ma veloce (un po’ meno di 500 km) da Kashgar ad Aksu. E’ un percorso di trasferimento. Non c’è nulla da vedere a parte le montagne brulle da una parte e il deserto dall’altra: si tratta del bacino del Tarim, dove si trova il fatidico deserto del Taklamakan. Anzi, le oasi si stanno allargando notevolmente grazie alle acque che scorrono giù dalle montagne e che permettono di estendere le coltivazioni. In effetti lungo quella strada si vede molto meno deserto e molto più verde rispetto ad una volta.
Bisogna usare la fantasia per visualizzare le carovane cariche di merci che viaggiavano in pace durante l'espansione dell’impero mongolo in tutto il continente asiatico (1215-1360), che diede stabilità economica e ristabilì l'importanza della Via della seta come mezzo di comunicazione tra Oriente e Occidente. Allora il cammino era arduo sia d’inverno con il freddo pungente che d’estate con caldo torrido e forti venti. Oggi Aksu (all’epoca della dinastia Han conosciuta come Kumo) è una città modernissima con viali larghi, grattacieli, negozi eleganti e alberghi quasi lussuosi. Non c’è niente che valga la pena di vedere. È interessante comunque perché Aksu rispecchia il ‘grande balzo in avanti’, per usare un termine di Mao,verso la più completa modernizzazione.
Aksu è un importantissimo centro agricolo noto soprattutto per la produzione del cotone. Oggi ci sono nuove industrie, soprattutto chimiche. Si lascia Aksu per prendere una strada secondaria attraverso un paesaggio molto bello verso le alte vette della catena Tianshan per arrivare a Kizil, un importante sito buddhista disseminato di grotte, alcune delle quali affrescate. Si trova in una bellissima posizione sopra il fiume Muzat. È un complesso molto grande. Purtroppo i custodi che ‘custodiscono’ le chiavi non ti fanno vedere le grotte più belle. Bisogna discutere con loro prima di fare il giro, ma spesso fanno orecchie da mercante. L’anno scorso, 2008, ho trovato un custode piuttosto ragionevole e abbiamo visto delle grotte affrescate molto importanti che normalmente non vengono aperte. Da Kizil si percorre una valle rocciosa di grande suggestione per arrivare infine a Kuqa, la cittadina più uigura, etnia turcofona, dello Xinjiang. Qui molti appoggiano gruppi panturchi vietati dal governo centrale di Pechino.
Kuqa, nonostante la lenta modernizzazione, è ancora affascinante. Anche i dintorni sono affascinanti, in particolare le grotte buddhiste di Kizilkara. Peccato che molti affreschi all’interno delle grotte siano rovinati. Quello che colpisce è il paesaggio: un paesaggio da Star Trek. Fantastico! Sembra di essere sulla luna o su marte. Difficile da descrivere. Nelle vicinanze di Kuqa si trova la città ‘perduta’ di Subashi. Anche qui il paesaggio è notevole, direi di grande suggestione, ai piedi di montagne severe e adagiata su un torrente dal letto molto largo. Non lontano da Kuqa si trova un altro sito buddhista rupestre, lungo una valle di una bellezza rara. Ci vuole un permesso speciale e bisogna richiederlo molto tempo in anticipo. Si prende il carretto trainato da un asino per arrivare alle grotte. Le grotte si trovano lungo un torrente che si divide in due e si cammina sul letto del torrente. Le grotte sono molto interessanti. Purtroppo la grotta più bella è interdetta. La visita vale la pena anche soltanto per il paesaggio. Da Kuqa si prosegue verso oriente per arrivare a Korla, una prefettura autonoma mongola all’interno della provincia dello Xinjiang.
Korla si estende verso nord fino alle alte praterie dove vivono i mongoli dediti alla pastorizia e all’allevamento di bestiame. Qui a Korla hanno scoperto il petrolio. È diventata una città ricchissima e modernissima. È incredibile. Sembra una Atlanta in miniatura. Ha dei palazzi moderni elegantissimi, boutique, grandi magazzini e giardini fioriti. L’anno scorso, facendo una passeggiata in centro dal nostro bell’albergo, ci siamo fermati in un negozio di tè. Non vendeva soltanto diversi tipi di tè ma anche teiere e tazzine di qualità: è un negozio che potrebbe stare benissimo sulla Golden Mile a Chicago o in Via Roma a Torino. Credo che a Chicago un negozio del genere avrebbe un successo strepitoso.
Anche a Korla, come ad Aksu,non c’è niente che valga la pena di essere visto dal punto di vista artistico. Ma la cultura non è solo arte. Osservare questo ‘castello’ nel deserto è impressionante. Ne ho già parlato in uno dei primi racconti. Quando ho visitato Korla più di vent’anni fa era un ‘paesone’ con i primi modesti tentativi di modernizzazione. Era un postaccio, squallido e triste. Oggi non posso più dire così. Non ci vivrei mai, ma ha una sua dignità. Si lascia Korla per recarsi a Turfan (scritto anche Turpan) che si trova in un bacino circondato da alte montagne, sempre parte della catena Tian Shan. La cosa impressionante è che si trova sotto il livello del mare. La temperatura in estate può raggiungere i 45 gradi. L’anno scorso ci siamo resi conto della forte calura quando abbiamo visitato la vecchia città fantasma di Gaocheng al pomeriggio, sotto un sole rovente. È stata un’esperienza indimenticabile! Continuerò il racconto del viaggio verso oriente più avanti.

Arrivederci alla prossima.

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