venerdì 12 dicembre 2008

PAKISTAN: MOHENJODARO E KARAKOROUM HIGHWAY

Il Pakistan è di grande interesse e intriso di storia. La civiltà dell’Indo/Sarasvati è tra le più antiche del mondo. Alla fine degli anni ’80 e ’90 mi sono recato spesso in Pakistan. Per certi versi agosto non è il mese migliore per visitare il paese perché una parte del Pakistan risente del monsone, molto meno comunque di molte zone dell’India. Una volta la mitica Swissair volava su Karachi. Arrivare all’aeroporto di Karachi con un gruppo è sempre stata un’impresa per via dei facchini: comodo far raccogliere tutte le valige per evitare confusione, ma un’impresa notevole contrattare con loro per ottenere un prezzo ragionevole. Cercavano spudoratamente e con insistenza di ottenere una somma che neanche all’aeroporto di Osaka Kansai in Giappone oserebbero chiedere (se ci fossero i facchini all’interno dell’aeroporto!).
Da Karachi facevamo un’escursione di una giornata in aereo al sito archeologico di Mohenjodaro. Una volta mi sono svegliato di soprassalto (eravamo all’hotel Sheraton di Karachi) per la grande quantità di pioggia che cadeva. Dovevamo partire per Mohenjodaro quella stessa mattina piuttosto presto in volo. Mi alzo e guardo fuori: lampi, tuoni, pioggia scrosciante. “Non arriveremo mai a Mohenjodaro”, mi sono detto. Rimango alla finestra a lungo. Al mattino saliamo sul pullman per l’aeroporto. Non piove più e le nuvole stavano diradandosi. Partiamo regolarmente.
Mohenjodaro è vicino al fiume Indo ma rimane leggermente rialzato rispetto al terreno circostante. Stessa cosa dicasi del piccolo aeroporto, che serve la città della famiglia Bhutto, Larkana. Il sito archeologico dista credo soltanto 500 metri o 1 km dall’aeroporto. Atterriamo senza problemi anche se le campagne circostanti sono allagate!
Il sito di Mohenjodaro è diviso in due settori: la cittadella e la città bassa. La città bassa è molto estesa. Si trova lo schema a griglia delle strade. Sono strade lunghe e dritte. Le abitazioni erano spesso munite di una sala da bagno, un sistema di drenaggio delle acque sporche. È una visita di grande interesse. Si mangia al sacco nel locale dell’ente turistico, proprio di fianco al piccolo museo. Un mago locale offre i suoi trucchi, a pagamento, per intrattenere gli ospiti. Molto divertente!
Ritorniamo al piccolo aeroporto per il volo di rientro a Karachi. A proposito, il sole spaccava le pietre. Eravamo circondati dall’acqua per via delle forti piogge dei giorni precedenti. Potete immaginare l’umidità. Un caldo veramente soffocante. Saremmo voluti stare di più a gironzolare per le strade della città bassa, ma non c’era un po’ d’ombra neanche a pagarla!
Tempo fa ho parlato delle montagne del Pakistan, tra le più belle del mondo. Questo è successo nel 1998. Eravamo tanti, credo in 25. Era una bella giornata e stavamo andando verso il confine con la Cina. Ad un certo punto incontriamo un pullman che proveniva dalla parte opposta. Ci fermiamo, così gli autisti si passano le notizie sulle condizioni della strada. Scopriamo che è interrotta: non per la pioggia ma per il caldo! A causa del caldo anomalo le nevi e i ghiacciai in alta quota si stavano sciogliendo in maniera cospicua. Il torrente si era talmente gonfiato d’acqua che era straripato, diventando una massa d’acqua impressionante e invadendo la strada, sommergendola e distruggendola.
E ora cosa facciamo? I locali sono molto inventivi. Avevano già in qualche modo tratteggiato un itinerario, una specie di percorso da trekking. Si superava l’ostacolo per arrivare a piedi dall’altra parte, da dove si poteva forse prendere un altro mezzo. In effetti era così. L’inizio del percorso però era molto ripido su un terreno scivoloso a causa della terra friabile e dei sassolini. Come faremo con le valige? Come sapete, viaggiamo sempre con troppe valige! Non soltanto troppe ma anche pesanti. Niente paura, gli uomini del villaggio sono organizzati. Ci pensano loro. Avrebbero trasportato non soltanto le nostre valige, credo una trentina, ma anche le nostre borse a mano. Era impensabile salire anche con una sola borsa a mano, se non una borsetta di documenti attaccata al collo. Era troppo ripido e scivoloso. Ma prima dovevo contrattare il prezzo. Una follia, ma non avevo alternative. Con quei soldi hanno rifatto le loro case! Avevano il coltello dalla parte del manico. Non c’era altro da fare. Scarichiamo le valige. I ‘facchini’, gli stessi uomini del villaggio, prendono anche due o tre valige insieme e nello stesso tempo trascinano per mano alcuni partecipanti del gruppo per aiutarli a fare la salita assai scivolosa. La prima parte è difficile, ma poi c’è un sentiero vero e proprio con vedute stupende sulle alte vette… ma chi ci pensa… dobbiamo arrivare dall’altra parte. Dopo un’ora circa, forse di più, arriviamo dall’altra parte. Per arrivare sulla strada dall’altra parte dobbiamo fare un salto ma in un modo o l’altro riusciamo a calarci. Meno male che il tempo è bello! Non oso pensare cosa sarebbe successo se ci fosse stata la pioggia. Infine pago, ma voglio una ricevuta. Avevamo portato i box lunch insieme ai bagagli. Allora la guida strappa un pezzo di cartone da un box lunch e il capo villaggio scrive la ricevuta. Ho ancora il pezzo di cartone come testimonianza. C’è scritto, più o meno: ‘Ricevuta. Riceviamo la somma di tot rupie da Potorag a Kunjerab Pass da Mr. M. Richard’. C’è la firma del ‘capo’ e la data, il 17/08/98! Siamo riusciti in qualche modo a prendere altri mezzi di fortuna per arrivare a Tashkorgan, dalla parte cinese. Non siamo arrivati tutti insieme appassionatamente, ma almeno siamo arrivati sani e salvi per poi continuare la nostra avventura.
Ci sono stati altri episodi incredibili nel 1998 lungo il percorso verso oriente. Ma mi riservo di raccontare altri fattacci più avanti.

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